Il black out dei sondaggi

Sabato è scattato il divieto di pubblicare sondaggi che perdurerà fino al giorno del voto. Si tratta di un divieto inserito nella legge sulla “par condicio” del 2000, promulgata ai tempi del secondo Governo D’Alema. Per chi ama le formalità, questa legge è la numero 28 del 2000, intitolata ufficialmente “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”. Infatti, par condicio si può tradurre come “parità di condizioni” e segue quella passione di affibbiare nomignoli in latinorum a certe regolamentazioni tecniche del nostro sistema politico.

La legge vuole regolare giuste condizioni di accesso e visibilità nella campagna elettorale. Fu approvata come reazione—troppo poco, troppo tardi—allo strapotere mediatico di Silvio Berlusconi, che l’ha criticata aspramente.

I sondaggi sono strumenti e come tali si prestano a manipolazioni per fini di propaganda. Ad esempio possono essere impiegati per sottrarre consensi a una certa formazione politica raccontandola spacciata, di conseguenza inutile da votare. Non c’è nulla di male nel usare i risultati di un sondaggio per spostare consensi, ma perché ciò avvenga in un contesto di normale dibattito politico è necessario che i dati dei sondaggi siano verificabili e trasparenti. La legge 28/2000 quindi si preoccupa di garantire queste condizioni e impone che tutte le rilevazioni demoscopiche rese pubbliche siano raccolte su un apposito sito, tenuto dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’indicazione di tutti quegli elementi che sono utili a un politico, ricercatore o giornalista per valutarne l’attendibilità, l’affidabilità, la serietà.
Così il sito risponde a una serie di domande:

  • Chi ha realizzato il sondaggio? Chi l’ha commissionato e pagato?
  • Come si è costruito il campione e come si sono raccolte le informazioni ed elaborati i dati?
  • Quante persone sono state interpellate e in quale universo di riferimento?
  • Quali domande gli sono state rivolte?
  • Qual è la percentuale di persone che hanno risposto a ciascuna domanda?
  • In quale data è stato realizzato il sondaggio?

Tutte le risposte a queste domande sono ordinatamente raccolte sul sito della Presidenza del Consiglio e chi volesse valutare un sondaggio potrebbe scoprire se è costruito su un campione ampio o ristretto, se porta con sé un margine d’errore significativo, in quale direzione le domande orientano le risposte (e incrociare questa informazione con il nome del committente). Sarebbe anche possibile, guardando l’insieme dei sondaggi svolti da un soggetto, verificare se questo, magari per come costruisce il campione, non sia storicamente orientato a sovrarappresentare una forza politica su altre.

La legge, purtroppo, in un eccesso di paternalismo, impone anche il divieto di pubblicare e diffondere sondaggi dal 15º giorno precedente le elezioni. In questa tornata elettorale il divieto è scattato sabato 17 febbraio. Possiamo immaginare che, nel 2000, i parlamentari di Centrosinistra fossero preoccupati di togliere a Berlusconi un altro strumento di manipolazione dell’elettorato.

La normativa sulla par condicio ha due effetti senza dubbio non ricercati. Per prima cosa, impedisce di svolgere una valutazione pubblica sull’accuratezza dei sondaggi. Negli Stati Uniti si è avviato un grande dibattito sull’efficacia e adeguatezza delle ricerche demoscopiche sia nel 2012, sia nel 2016. Nel primo caso la gran parte dei sondaggi dava Obama e Romney in un testa a testa, quando poi Obama vinse con un margine non ampio ma confortevole, ancora peggio nel 2016 il consenso raggiunto dai sondaggi parlava di una vittoria, anche se di poco, di Hillary Clinton, che invece ottenne più voti ma concentrati in meno Stati, perdendo la presidenza. Lo stesso dibattito ha avuto luogo nel Regno Unito, in particolare nel 2015. Questa discussione sull’efficacia dei sondaggi dà agli elettori degli strumenti di valutazione e alle compagnie sondaggistiche la possibilità di affinare i loro strumenti. Da noi il dibattito è, se non vietato (dei sondaggi saranno sempre commissionati riservatamente da partiti e candidati), quantomeno molto limitato, in particolare rispetto alla cittadinanza. È una valutazione che può nascere solo raffrontando i numeri dei sondaggi coi risultati del voto, raffronto che non si può fare con rilevazioni svolte due settimane prima delle elezioni.

Il secondo effetto non voluto riguarda la sottrazione degli elementi di valutazione sui sondaggi. Puntualmente in ogni campagna elettorale abbiamo assistito a candidati che vantavano vantaggi clamorosi nei sondaggi, giornali che titolavano su ricerche non pubblicate, indiscrezioni scritte negli articoli o riferite nei servizi, addirittura sondaggi pubblicati celati dietro finte corse di cavalli, gare sportive o altre competizioni folkloristiche. Tutte queste forme di pubblicazione indiretta dei sondaggi, rivelati come indiscrezioni e voci di corridoio, si portano dietro un unico elemento unificante, cioè l’assenza di tutti quei dati di corredo richiesti dalla legge sulla par condicio e necessari per valutare la serietà e accuratezza delle ricerche pubblicate.

Il divieto di diffondere sondaggi nelle due settimane precedenti al voto è di fatto impossibile da applicare e ha l’unico risultato di sottrarre elementi di conoscenza agli elettori. È un divieto che non trova simili (non immediatamente ricordabili, almeno) negli altri grandi stati dell’Unione Europea né nelle altre democrazie. Come spesso capita, l’eccesso paternalistico dei nostro legislatori anziché aiutare il cittadino lo limita.

Per parte nostra, abbiamo fermato le proiezioni all’ultimo giorno utile per diffondere sondaggi. È un peccato anche perché questa situazione ridurrà le nostre possibilità di valutare l’efficacia del modello che abbiamo proposto. Proseguiremo il lavoro su Duetredue con analisi utili in vista del voto, astenendoci dal riferire sondaggi sussurrati nei corridoi senza adeguati elementi di valutazione. Speriamo anche in una riforma della normativa sui sondaggi, che giudicando più maturi gli elettori permetta loro di orientarsi negli anche ultimi delicati quindici giorni, nel profluvio di dati raccontati da politici e mass media.

Card image cap
CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

Vai alla mappa



Card image cap
SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

Vai alla mappa



GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

Vai al grafico


Please check your e-mail for a link to activate your account.