I cittadini dovrebbero disegnare i propri collegi uninominali?

Mancano ormai poche ore alle elezioni politiche, che si svolgeranno quest’anno con una nuova legge elettorale, cosiddetta Rosatellum bis. Il fatto che si sperimenti un diverso sistema elettorale non è una novità, né ci stupisce.

In Italia infatti siamo avvezzi al cambiamento, per cui, per tacer di quelle elaborate durante il Regno, dalla nascita della Repubblica nel 1946 ad oggi sono state formulate ben otto leggi elettorali, incluse quelle generate da pronunce della Corte Costituzionale. 

Si è passati da un sistema proporzionale, interrotto dalla parentesi di un anno della cosiddetta legge truffa (1953), alla legge Mattarella nel 1993 che ha introdotto un sistema misto, modificato dalla legge Calderoli (nota come Porcellum) con liste bloccate e un cospicuo premio di maggioranza. Questa legge, dichiarata incostituzionale, è stata modificata dalla Consulta, così come il successivo Italicum (2015): addirittura, negli ultimi anni abbiamo avuto tre leggi elettorali che non sono mai state utilizzate. L’ottava, il Rosatellum bis, disegnerà il prossimo Parlamento tra pochi giorni.

Ebbene, le discussioni sulla legge elettorale sono tutt’ora all’ordine del giorno, tanto che, di fronte all’incertezza circa le future composizioni delle Camere e di conseguenza del Governo, si parla di un esecutivo di scopo. Lo scopo è proprio l’approvazione di una legge elettorale, la quale potrebbe (forse) finalmente essere davvero l’espressione di un accordo tra le diverse e distanti istanze di partiti e movimenti. 

Il Rosatellum prevede la suddivisione del territorio della penisola in due livelli di collegi, uninominali e plurinominali, per ciascuna camera. Il disegno è stato deliberato a dicembre dal Consiglio dei Ministri sulle indicazioni delle commissioni competenti, anche se non molto è mutato rispetto al disegno del 1993.

Quello che ci interessa è proprio il fatto che nel procedimento di delimitazione dei confini non siano stati coinvolti i cittadini. Può apparentemente sembrare una critica balzana, tuttavia in giro per il mondo non mancano le esperienze nelle quali la cittadinanza è la vera protagonista del processo di revisione del sistema elettorale.

 

Il Parlamento del Regno Unito, pur volendo mantenere il classico sistema interamente uninominale, ha deciso di rivedere i confini delle constituencies, riducendone il numero dalle attuali 650 a 600. Per la 2018 Review (così si chiama il progetto), esistono degli organi indipendenti e imparziali deputati a tale procedura: le Parliamentary Boundary Commissions, una per ogni nazione. Il Parlamento ha posto come vincolo il numero degli elettori, che devono essere compresi tra circa 71mila e 78mila in ogni collegio. L’Inghilterra è particolarmente toccata da questo processo, giacché nel suo territorio sono presenti 533 collegi su 650, coerentemente con il numero di abitanti e l’estensione geografica. I collegi inglesi devono essere ridotti a 501. Solo Londra, ad esempio, deve passare da 73 a 68 constituencies. Ma quel che rileva è il metodo di riforma.

La Commissione ha pubblicato a settembre 2016 le proposte iniziali e su queste ha intrapreso un percorso di consultazione civica durato 12 settimane. I risultati delle 36 udienze pubbliche sono interamente riportati sul sito ufficiale (boundarycommission2018.gov.uk). Tra febbraio e marzo 2017, vi è stato un secondo momento di consultazione circa le risposte che la popolazione ha fornito alla prima indagine. Così, la Commissione ha dettagliatamente analizzato ogni critica e ha determinato quali revisioni fossero necessarie, e ha infine condotto un’ultima public consultation sulle proposte riviste tra ottobre e dicembre dello scorso anno. Sam Hartley, segretario della Commissione, ha comunicato sul sito ufficiale (gestito anche come un blog) che nei prossimi mesi saranno analizzati nuovamente tutti i dati raccolti, per arrivare a settembre 2018 con la mappa definitiva dei nuovi confini dei collegi. Intanto, è già disponibile l’attuale mappa, che probabilmente corrisponderà alla versione finale. Tutti i documenti e le mappe sono resi pubblici sul sito, che permette di interagire direttamente con i lavori.

 

L’utilizzo di siti internet appare fondamentale in procedere simili. Sono trascorse pochissime ore - c’era tempo fino al 28 febbraio - dalla chiusura del questionario online (engage.gov.bc.ca) che l’amministrazione della provincia canadese della Colombia Britannica ha approntato per definire meglio caratteri e contenuti del referendum in programma per il prossimo autunno. Il Governo della British Columbia infatti sottoporrà ai cittadini un quesito: mantenere il sistema elettorale corrente, ossia il first-past-the-post, oppure optare per un meccanismo di rappresentanza proporzionale. La consultazione referendaria verrà condotta con il metodo del mail-out ballot, cioè il voto postale. Se verrà raggiunto il quorum (50%+1 degli aventi diritto), l’esito del voto sarà vincolante per il Governo, che dovrà provvedere ad introdurre il sistema scelto a partire dalle prossime elezioni generali della provincia (provincia chiaramente intesa come unità federale di primo livello, nulla a che vedere con l’ordinamento italiano: questo per sottolineare che si tratta comunque di elezioni di rilievo). 

Non è da meno l’esperienza di un’altra provincia del Canada, l’Ontario. Da settembre 2006 ad aprile 2007, un’assemblea di 103 persone estratte a sorte tra le liste degli elettori - solo il presidente della commissione era un funzionario designato dal governo - ha discusso sulla riforma della legge elettorale. Le opzioni erano l’esistente first-past-the-post e un sistema misto uninominali e listino. I membri dell’assemblea, per otto mesi, hanno assistito a spiegazioni dei vari meccanismi elettorali esistenti al mondo per poi scegliere quello misto, suggerendolo all’intera popolazione, che tuttavia, il successivo ottobre, ha respinto con il 63% dei suffragi in un referendum con le due opzioni, votando per il sistema uninominale già in vigore. A prescindere dal risultato finale, come si legge nella relazione dei lavori, “l’Assemblea è stata incaricata di un importante compito su un tema fondamentale per la nostra democrazia”, compito che è stato svolto “con impegno e vigore, stando dalla parte dei cittadini”. 

 

Il carattere comune degli esperimenti di democrazia differente dalla nostra può essere riassunto con due parole che figurano in tutte le relazioni e i siti web di questi progetti: get involved, partecipa, mettiti in gioco. A testimonianza del fatto che per recuperare il dialogo tra rappresentanti e rappresentati è necessario primariamente investire sul metodo di selezione della rappresentanza parlamentare.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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