Come funziona Duetredue?

La nostra simulazione si concentra sui collegi uninominali della Camera. I collegi uninominali sono l’elemento variabile di questa campagna elettorale. Il nuovo sistema di voto è misto: 232 deputati saranno eletti con metodo maggioritario in altrettanti collegi uninominali e gli altri 398 in più grandi collegi plurinominali con metodo proporzionale (ma 12 nella circoscrizione estero, dove votano gli Italiani residenti in altri Paesi).

I collegi elettorali e il proporzionale


Nella parte proporzionale, fondamentalmente, ogni lista che abbia ottenuto almeno il 3% dei voti a livello nazionale otterrà una quota di seggi proporzionale (da cui il nome “proporzionale”) ai suoi voti. Poi, in modo del tutto malaugurato, il Rosatellum introduce una serie di regole da azzeccagarbugli rispetto all’attribuzione dei seggi alle coalizioni con partiti sotto la soglia del 3% e per il trasferimento di voti dalla parte maggioritaria alla parte proporzionale, ma il funzionamento della parte proporzionale della legge elettorale resta sostanzialmente quello semplice descritto. I seggi assegnati a livello nazionale sono poi riportati alle singole liste di candidati nei collegi plurinominali con una sequenza di calcoli. I risultati nella parte proporzionale della legge sono presto calcolati, in base all’ultimo sondaggio, media dei sondaggi o anche solo ipotesi personale; volendo sapere quanti seggi otterrà una lista col 25% dei voti, a esempio, supponendo che tutte le liste superino la soglia del 3%, basterà calcolare un quarto di 386 (tolti i 12 deputati eletti all’estero), cioè 96 o 97 a seconda degli arrotondamenti.

 

I collegi elettorali e il maggioritario

 

Invece, per realizzare delle ipotesi sulla parte maggioritaria è indispensabile stimare la distribuzione dei voti delle liste sul territorio. Ogni collegio uninominale ritaglia infatti una porzione di territorio dove risiedono 260 mila abitanti in media, ogni lista o coalizione presenta un solo candidato per collegio ed è eletto chi ottiene la maggioranza dei voti, fosse anche un solo un voto in più. Se la distribuzione dei voti tra le liste o coalizioni fosse uniforme ovunque, la lista o coalizione più votata a livello nazionale vincerebbe in tutti i 232 collegi uninominali, ma sappiamo che non è così. L’orientamento politico delle persone varia tra regione e regione, tra aree metropolitane e province, tra grandi città e piccole città, quindi ogni lista o coalizione può contare su collegi dove sarà più forte e collegi dove sarà meno forte. Stimare il radicamento delle forze politiche nei differenti collegi ci permette di condurre delle supposizioni ragionevoli sui risultati in base alle ipotesi di voto.

 

La simulazione elettorale dei collegi

 

Allo scopo di stimare, quindi, la forza relativa dei vari schieramenti politici nei collegi, la nostra simulazione elettorale si basa su un indice costruito sulle due più recenti elezioni nazionali: le elezioni della Camera del 2013 e le elezioni del Parlamento europeo del 2014. Queste due votazioni sono pesate alla pari per la costruzione dell’indice. Il modello si basa su un’ipotesi di variazione uniforme del voto: se una certa lista poteva contare sul 20% dei voti cinque anni fa, qualora il 4 marzo dovesse ottenere il 25% dei voti si può immaginare che l’aumento di 5 punti percentuali avvenga allo stesso modo in ciascuno dei 232 collegi. Nella nostra simulazione, la variazione uniforme è calcolata dall’indice ponderato sulle elezioni del 2013 e 2014.

La scelta è di riferirsi a due elezioni, il 2013 e il 2014 appunto, e non solo alle ultime elezioni politiche, per dare una maggiore solidità storica al modello. Sappiamo che il quadro politico italiano è in evoluzione sin dalle elezioni del 2008, un’evoluzione che è divenuta sempre più rapida dopo l’avvento delle larghe intese e l’ascesa del Movimento Cinque Stelle e con la contemporanea crescita dell’astensionismo: ancorare le nostre ipotesi a due elezioni dà maggiore sicurezza.

Il modello, è chiaro, si basa su un assunto semplicistico (la variazione uniforme dei voti) e sconta uno storico limitato (solo un’elezione della Camera precedente e una di tutt’altra natura, delle europee, per di più in un contesto di cambiamento), ma questi elementi di debolezza ne sono anche la forza. Sarebbe possibile costruire modelli più sofisticati, che tengano conto di altre variabili (a esempio di carattere economico, socio-demografico o altro), ma il più sofisticato sarebbe anche più complicato, aggiungendo elementi di valutazione discrezionale e un margine d’errore anche difficile da determinare.

 

I sondaggi nei collegi: sicuri, probabili e "in bilico"

 

In base ai risultati stimati nei collegi secondo il più recente andamento dei sondaggi, i collegi sono attribuiti a tre classi: i collegi dove è sicuro che il seggio vada alla forza politica in vantaggio, perché il margine stimato è di 15 punti percentuali o più; quelli dove è probabile, perché il vantaggio è uguale o superiore a 5 punti; quelli “in bilico”, dove non è possibile dire chi sia davvero davanti, perché la forza politica che si trova in testa può contare su uno scarto così ridotto da rendere il suo vantaggio un fatto quasi meramente tecnico.

Un ultimo avvertimento è opportuno: la classificazione dei collegi in tre insiemi non solo tiene solo conto del margine d’errore dei sondaggi (che è ridotto, non annullato, nel considerarli nel loro andamento complessivo e non singolarmente) e di quello intrinseco al modello, ma anche dell’ultima importante variabile, cioè la campagna elettorale. Un candidato in un collegio uninominale popolare, capace di contare su una militanza motivata e una rete territoriale diffusa, anche sperando che il modello ne sottostimi le chance, può avere un ruolo determinante in un collegio in bilico e può giocarsi le sue carte per rovesciare il risultato in un collegio probabile. In termini assoluti, nel collegio uninominale medio, con l’affluenza del referendum costituzionale del 2016, uno scarto di 15 punti percentuali può valere 21 mila voti, uno scarto di 10 punti ne può valere 14 mila e uno di 5 punti circa 7 mila. Se volessimo azzardare delle previsioni, potremmo dire che un seggio sicuro ha il 95% di possibilità di essere vinto dallo schieramento politico in testa, mentre un seggio probabile ha il 75% delle probabilità (quindi il secondo classificato ha 1 possibilità su 4 di vincere, che non è un numero insignificante).

 

I collegi uninominali come stimolo di partecipazione

 

I collegi uninominali sono il fattore che dovrebbe dare una spinta (assai piccola, perché sono pochi in rapporto al totale) alla coalizione principale verso la maggioranza. Alla Camera, in teoria, uno schieramento che ottenesse il 35% dei voti potrebbe contare su 135 seggi nella parte proporzionale e avrebbe bisogno di altri 181 eletti nella parte uninominale, cioè il 78% dei collegi maggioritari (non contando i 12 esteri). In base ai sondaggi del momento, con poco più del 35% dei voti la coalizione di Centrodestra potrebbe contare su 140 seggi plurinominali e 110 uninominali, per un totale di 250 seggi, 66 sotto la maggioranza assoluta alla Camera. Tuttavia, il Centrodestra sarebbe davanti in 36 collegi uninominali in bilico e, pur non essendo in vantaggio, sarebbe competitivo in altri 37; così, riuscendo a vincere tutti i collegi uninominali dove è davanti o competitiva la coalizione di Berlusconi e Salvini a 323 seggi, per una piccola maggioranza di 16 seggi (sempre senza contare gli eletti all’estero).

Il ritorno dei collegi uninominali è una buona notizia per l’Italia, dove non sono più stati usati dal 2001. Per loro natura, sono uno stimolo diretto alle forze politiche per riallacciare rapporti più solidi con gli elettori sul territorio. Starà ai partiti e ai loro candidati, soprattutto se motivati e desiderosi di vincere, saper approfittare di questa innovazione, per quanto troppo limitata e introdotta in una legge troppo complessa e colma di incoerenze (a esempio perché manca il voto disgiunto tra candidati nell’uninominale e liste nel plurinominale) e forzature (a esempio sul calcolo dei voti delle coalizioni o sul trasferimento di voti dall’uninominale al plurinominale).

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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