Il voto dei fuori sede

I sondaggi rivelano che circa il 37% degli elettori italiani potrebbe non recarsi alle urne domenica 4 marzo. Si tratterebbe di un record, per la storia delle elezioni politiche italiane, che avevano raggiunto il minimo storico nel 2013, con poco meno del 25% di astenuti. I dati si fanno più drammatici considerando la stima secondo cui circa il 65-70% degli adolescenti ha intenzione di astenersi, percentuale che scende di poco, al 60%, considerando gli under 25.

Il numero di astenuti potrebbe però essere aggravato da chi vorrebbe votare, ma non ha la possibilità di farlo

Il caso che ha fatto più rumore è quello degli studenti universitari fuori sede, spesso fuori regione. Il 77% degli studenti della Basilicata, 78% della Val d’Aosta, 86% del Molise,  53% Trentino-Alto Adige, 41% Calabria, 37% Puglia, 32% Sicilia, secondo i dati del Miur del 2017, studia fuori dalla propria regione di residenza. Tutti insieme compongono un esercito di 400mila studenti. 

In occasione delle due consultazioni referendarie del 2016, era stato promosso da diverse associazioni e partiti l’escamotage di farsi nominare rappresentanti per il Sì o per il No ai seggi, in modo così da poter votare nel seggio di domicilio e non in quello di residenza. 

Questa pratica non è però più possibile: i rappresentanti di lista per votare nel seggio assegnatogli devono risiedere nel collegio plurinominale alla Camera corrispondente a quel seggio. 

 

La situazione diventa più grave se si aggiungono i cosiddetti “pendolari di lungo raggio”, 1,5 milioni secondo uno studio della Banca d’Italia.

Insieme agli studenti rappresentano 1,9 milioni di elettori circa: considerando che gli aventi dirittio al voto per il 4 marzo saranno circa 51 milioni (record storico), corrispondono a più del 3,7% dell’elettorato

Per comprendere la dimensione del fenomeno, questa cifra è maggiore delle popolazioni aventi diritto di voto di Milano (1.016.416) e Napoli (792.411) messe insieme. Un numero maggiore della popolazione residente in Calabria (1.960.101) e degli abitanti di altre dieci regioni italiane. 

 

Da diversi anni il Ministero prevede una serie di sconti ed agevolazioni per il viaggio, che sia in treno, pullman, autostrada, aereo o traghetto. Spesso però queste agevolazioni non sono sufficienti, contando per esempio che Alitalia non prevede sconti maggiori di 40€: Il Sole 24Ore ha calcolato che un viaggio dal Piemonte a Palermo (50 mila siciliani fuori sede) andata e ritorno nel weekend delle votazioni costerebbe 320€ già scontato. La soluzione più economica risultano i pullman, opzione che però prevede svariate ore di viaggio. 

Il caso più emblematico è quello dei lavoratori e studenti fuori sede residenti in Sardegna: voli e traghetti sono disponibili solo da un numero limitato di porti ed aeroporti, ed il viaggio di ritorno all’isola può diventare una costosa odissea, non alla portata di tutti.

Anche superato il problema economico, c’è infatti quello del tempo: studenti alle prese con appelli e lezioni a frequenza obbligatoria, lavoratori che devono timbrare un cartellino o partecipare a riunioni aziendali, o semplicemente giovani impegnati in lavori part-time, spesso non possono concedersi il lusso di un lungo viaggio di ritorno a casa per votare. Molti Atenei in Italia sospenderanno le lezioni ed attività universitarie nella giornata di lunedì 5 marzo proprio per agevolare il diritto al voto per gli studenti fuori sede, ma non è sufficiente. 

Una soluzione da tempo proposta dalle associazioni di studenti coinvolte in questo tema, e a più riprese proposta in Parlamento, è quella del voto per corrispondenza, già concessa dal 2001 ai residenti all’estero. La decisione del 2015 di estendere il voto anche ai residenti temporaneamente all’estero ha creato una situazione abbastanza paradossale, per cui oggi uno studente ligure in Erasmus a Marsiglia o un milanese studente a Mendrisio, a relativamente pochi chilometri dalla loro città di residenza, possono votare una settimana prima per corrispondenza (anche se per la Circoscrizione Estero), mentre uno studente siciliano o sardo a Milano deve necessariamente tornare a casa il 4 marzo, con uno sconto di soli 40€. 

Il voto per corrispondenza, detto anche early voting, è utilizzato in moltissime democrazie in tutto il mondo, in alcuni casi è possibile votare anche via mail, e le varianti del sistema sono moltissime.

In alcuni casi ha avuto grande successo: in Nuova Zelanda nel 2017 il 48% degli elettori ha votato per posta, in Norvegia nel 2009 sono stati 707.000 elettori su 2.682.000 (il 26%) ad usufruire del forhåndsstemming.

In Germania il voto per corrispondenza è in uso dal 1957, mentre il suo primo uso fu nel 1877 in Australia occidentale. Altri paesi affrontano il problema in modi ancora diversi, come la Francia che permette il voto per delega.

 

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