La destra a un soffio dalla vittoria

Presentate le liste di candidati nei collegi uninominali e plurinominali delle Camere, entriamo nel vivo del mese di vera e propria campagna elettorale.

Il nostro modello e tutte le altre analisi concordano su un fatto: il Centrodestra è a un soffio dalla maggioranza assoluta. Secondo le proiezioni elettorali di Duetredue, la coalizione conservatrice, tra seggi sicuri e probabili dell’uninominale e seggi del plurinominale, raggiunge quota 261 alla Camera e quota 130 al Senato. Il gap dal colmare per arrivare alla formazione di un governo autonomo è, rispettivamente, di 55 e 28 seggi. Al netto degli eletti all’estero, se assegniamo a ogni schieramento i seggi dei collegi incerti dove si trova in vantaggio, il Centrodestra salirebbe a 295 deputati e 151 senatori, cioè 21 e sette sotto la maggioranza assoluta.

Il fantasma che si aggira per l’Italia è quello della grande coalizione di larghe intese. Se nessuno schieramento otterrà da solo i numeri per governare, vista anche l’esperienza degli ultimi anni, tanti commentatori si aspettano un’implosione dei poli elettorali e la nascita successiva di alleanze trasversali, a sostegno di un governo più o meno provvisorio e dal profilo più o meno tecnico. Le forze politiche papabili per la grande coalizione sarebbero il Partito Democratico con la sua coalizione e Forza Italia con i suoi alleati centristi (la cui lista principale è NcI-UdC). Se diamo per assegnati i seggi incerti al candidato in vantaggio, alla causa della grande coalizione il Centrosinistra porterebbe 157 deputati e 81 senatori e Silvio Berlusconi 143 deputati e 79 senatori. I conti non sono esattamente positivi per chi confida in questa soluzione: con un totale di 300 eletti alla Camera e 160 al Senato, al netto dei parlamentari dell’estero, la grande coalizione sarebbe senza maggioranza da una parte e con numeri molto stretti dall’altra. Una cifra tipica della grandi coalizione sarebbe l’ampia maggioranza parlamentare, tra le altre cose capace di garantire la sopravvivenza dell’esecutivo in caso di fibrillazioni interne ai partiti di fronte al voto su provvedimenti controversi.

Arrivati a questo punto, quindi dobbiamo chiederci: cosa succederà dal 5 marzo? Dobbiamo prepararci a intese ancora più larghe con un governo sostenuto da sinistra, destra e penta stellati? Torneremo al voto prima dell’estate? Tutte queste speculazioni sottovalutano la concreta possibilità che l’Italia si risvegli il lunedì dopo il voto con un nuovo governo di Destra, il primo dal 2011. Infatti, al momento il margine di manovra per Berlusconi, Salvini e soci è ampio.

Senza neppure strappare agli altri schieramenti uno solo dei collegi incerti, con il 47% dei deputati e il 48% dei senatori il fronte conservatore sarebbe naturalmente candidato alla formazione del governo; conoscendo le vicende parlamentari non è davvero possibile escludere che sappia recuperare gli eletti mancanti nelle Camere. Dopotutto, Open Parlamento ha contato 208 deputati che hanno cambiato gruppo di appartenenza e 140 senatori nell’ultima legislatura.

Anche senza immaginare giochi di palazzo, ricordiamo che il Centrodestra è in vantaggio oppure competitivo in pressoché tutti i collegi uninominali incerti: 73 su 78 alla Camera e 36 su 39 al Senato. Una campagna elettorale locale ben costruita potrebbe rendere la maggioranza di governo. Per Berlusconi e alleati sarebbe sufficiente confermarsi in tutti i seggi incerti dove sono in vantaggio e affermarsi in poco meno di due collegi su tre (solo metà al Senato) degli altri in bilico dove abbiano dei candidati competitivi. Di certo è un’impresa complicata, ma è tutt’altro che impossibile.

Anche un ridotto spostamento nel consenso elettorale nazionale potrebbe regalare al Centrodestra una pur risicata maggioranza di governo. Con un punto percentuale in più, recuperato nella stessa misura sul Centrosinistra e il Movimento Cinque Stelle, crescendo dal 36,5% al 37,5% il polo conservatore arriverebbe (contando i seggi in bilico dove è in vantaggio) a 319 deputati e 162 senatori.

I più recenti sondaggi danno risultati differenti sul numero di elettori incerti, con un minimo del 14% (EMG del 26 gennaio). Questi potrebbero spostarsi in gran parte nella stessa direzione nel corso della campagna elettorale o negli ultimi giorni, e qualora si muovessero tutti verso il centrodestra il risultato sarebbe presto determinato e determinante. Per l’Italia non sarebbe una novità: la media dei sondaggi prima del black out dava il Centrosinistra di Bersani introno al 34% e il M5S poco sotto il 16%, il risultato finale fu del 29,6% e 25,6%. Se quindi lo scenario più plausibile resta quello di un Parlamento senza maggioranza, ma con un Centrodestra in posizione di forza, la prospettiva di una grande coalizione di larghe intese pare meno solida rispetto alla riedizione di un esecutivo di Centrodestra.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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