Lo swingometer anglosassone

La simulazione di Duetredue è costruita sull’ipotesi che le variazioni nelle percentuali di voto degli schieramenti politici nazionali si riproducano in maniera uniforme in ciascuno dei collegi uninominali. In altre parole, se la lista A cresce dal 25% dei voti alle ultime elezioni al 29% alle prossime, il nostro modello stima che lo stesso aumento di 4 punti percentuali si ripeta pari pari da un collegio all’altro: per esempio, in un collegio dove aveva il 30% dei voti la lista A passerà al 34% e in un altro dove poteva contare sul 16% dei voti salirà al 20%.

È chiaro, come ripetiamo sempre, che si tratta di un’ipotesi semplice fondata su un assunto teorico. Nella realtà le variazioni del consenso non si ripetono in maniera uniforme in zone differenti. Le variabili in gioco sono numerose e vanno dalle differenze sociali, economiche e culturali, che distinguono una provincia dall’altra, una città dall’altra e anche una città dalla sua provincia, fino all’efficacia della campagna elettorale, che può portare a risultati variabili. In realtà, proprio perché le variabili in gioco sono così tante e i collegi così numerosi, è difficile immaginare un simulatore che le contempli. Il tentativo di microgestione di tutte queste variabili rischierebbe di rivelarsi futile, dando luogo a un modello costruito su una quantità eccessiva di speculazioni e troppo complicato.

Questo potrebbe essere uno di quei casi in cui la semplicità paga. Inoltre ci possiamo fare forza di una tradizione. L’idea di stimare i risultati elettorali nei collegi uninominali applicando un’ipotesi di variazione uniforme dei consensi delle forze politiche proviene dalla politica britannica. Nel Regno Unito, patria per eccellenza del sistema uninominale, la correlazione tra variazione in punti percentuali del voto ai partiti e numero di seggi vinti e persi è misurata sin dalle elezioni del 1964. Nel Regno Unito si parla di swingometer (letteralmente “metro dell’oscillazione”) per descrivere precisamente quel modello che calcola la distribuzione di seggi secondo la fluttuazione di voti tra due partiti, ma più in senso lato è assimilabile a tutti i modelli costruiti su ipotesi di variazioni uniformi dei consensi. Un esempio di swingometer classico è quello tradizionalmente reso dalla BBC in occasione delle dirette delle nottate elettorali, un altro è quello che si trova online sul sito di UK Polling Report [http://ukpollingreport.co.uk/swingometer-map].

Sul semplice calcolo della variazione uniforme della percentuale di voti si possono innestare diversi elementi ulteriori: sempre nel Regno Unito un esempio in questo senso è quello di Electoral Calculus [http://www.electoralcalculus.co.uk/homepage.html], che per determinare le fluttuazioni dei consensi a livello di collegio ricorre a un’ipotesi che stima la presenza di elettori meno fidelizzati, quindi più propensi a spostarsi verso altri partiti, e più fidelizzati, quindi maggiormente restii a cambiare partito.

Un terzo sistema che potremmo considerare sempre nella stessa famiglia di modelli elettorali è impiegato in Australia, dove il voto in collegi uninominali (per cui c’è un solo eletto per ogni collegio) è più complicato perché consente agli elettori di ordinare delle preferenze tra candidati. I collegi sono ordinati secondo una sequenza progressiva in base ai margini di vittoria segnati alle ultime elezioni, questi indicano per ogni seggio corrispondente la variazione percentuale necessaria per spostarlo da un partito di maggioranza a uno di opposizione
[https://en.wikipedia.org/wiki/Post-election_pendulum_for_the_Australian_federal_election,_2016].

Per dare un’idea sui ritorni dello strumento, immettendo in uno swingometer semplice i risultati delle elezioni britanniche del 2017 questo avrebbe restituito l’esatto numero di seggi per i Conservatori (317), un errore di 10 seggi per i Laburisti (252 anziché 262), un errore—significativo se riferito al partito, ma marginale nel complesso—di 8 seggi per i Liberaldemocratici (stimando 4 seggi vinti, contro i 12 ottenuti effettivamente).

Per concludere, il modello elettorale di Duetredue, ispirandosi a modelli simili della tradizione politica anglosassone, risponde a una domanda: «Cosa succederebbe alle prossime elezioni se i voti di ogni schieramento variassero in modo uniforme in tutti i collegi?». Nell’impiegarlo, basta ricordare che un simulatore elettorale non è la divinazione di uno stregone, ma una ragionevole guida in campagna elettorale.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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