Rosatellum: un sistema complicato

Il funzionamento del sistema elettorale è abbastanza articolato. Di base, tolti 12 deputati e sei senatori eletti all’estero con metodo proporzionale tra liste concorrenti e voto di preferenza, un po’ meno dei due quinti dei parlamentari sono scelti in collegi uninominali (232 alla Camera e 116 al Senato), gli altri in collegi plurinominali (386 alla Camera e 193 al Senato).

In ogni collegio uninominale il funzionamento è cosiddetto maggioritario, perché è eletto il candidato che ottiene la maggioranza dei voti. Ciascun partito o ciascuna coalizione presenta un solo candidato in un collegio: questo risulta eletto se prende anche solo un voto di più dei suoi avversari. I collegi uninominali della Camera hanno una dimensione media di 260 mila abitanti, i collegi uninominali del Senato sono grandi il doppio e, salvo alcune eccezioni, sono costruiti unendo a due a due collegi della Camera.

Nei collegi plurinominali il sistema è cosiddetto proporzionale, perché i seggi sono ripartiti in rapporto ai voti ottenuti dalle liste.

Qui le cose si complicano.

Innanzitutto sono ammesse al riparto proporzionale dei seggi solo quelle liste che, in tutto il Paese, abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti; possono accedere al riparto proporzionale anche le coalizioni di liste che abbiano ottenuto il 10%, ma restano in ogni caso escluse le liste che non abbiano ottenuto il 3. Questa è un’altra disposizione controversa: se solo alcune liste di una coalizione riescono a superare la soglia di sbarramento, si troveranno a eleggere parlamentari anche grazie ai voti delle liste della coalizione non ammesse. In pratica, l’effetto di questa previsione è di premiare gli alleati di liste troppo piccole per ottenere dei seggi in autonomia. Si può leggere come una disposizione d’incentivo verso le liste civetta, cioè liste fittizie che non corrispondono a vere forze politiche attive nel Paese ma sono promosse dai partiti più grandi per drenare voti. Il testo della legge, almeno, pone un limite minimo al peso delle piccole liste che possono riportare voti agli alleati: sono escluse dal conto tutte quelle che non raggiungano almeno l’1%.

Per le liste che rappresentano minoranze linguistiche sono previste soglie specifiche per l’accesso al riparto dei seggi. Alla Camera dei Deputati i seggi sono assegnati a livello nazionale; da qui sono riportati a cascata in 27 circoscrizioni elettorali di dimensione regionale o infraregionale e dalle circoscrizioni in 63 collegi. Al Senato i seggi sono invece assegnati nelle singole regioni e da qui sono riportati in 33 collegi plurinominali. Questa distinzione tra Camera e Senato è sempre richiesta dalla Costituzione (Articolo 57, primo comma) e ha l’effetto di sfavorire i partiti più piccoli nelle regioni più piccole (che, attribuendo meno seggi, avranno una soglia di sbarramento implicita più alta). La Costituzione (Articolo 57, terzo comma) stabilisce anche un piccolo squilibrio nella rappresentanza, favorendo le regioni minori, perché stabilisce che tutte eleggano almeno sette senatori, tranne il Molise che ne elegge due e la Valle d’Aosta che ne elegge uno solo.

I collegi plurinominali sono formati accorpando più collegi uninominali ed è proprio nei collegi plurinominali che i singoli partiti presentano liste di candidati e sono queste liste a essere riportate sulla scheda. Di regola, nessun collegio plurinominale è più piccolo da avere meno di tre seggi e più grande da averne oltre otto. Poiché le liste sono bloccate, i candidati saranno eletti in ogni collegio plurinominale secondo l’ordine in cui sono scritti, in numero pari ai seggi assegnati alla loro lista nel collegio.

La Valle d’Aosta ha un solo senatore e ha pure un solo deputato, quindi è priva di collegio plurinominale. I residenti nella regione dispongono solo del voto maggioritario nel collegio uninominale.

Ai candidati è permesso di candidarsi in più collegi. Chi risultasse eletto in più collegi plurinominali sarà proclamato nel collegio dove la sua lista ha ottenuto la minore percentuale; chi risultasse eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali sarà proclamato nel collegio uninominale.

Per favorire la rappresentanza delle donne, la legge stabilisce che le liste plurinominali siano scritte con alternanza tra candidati di genere opposto, e stabilisce che tra tutti i candidati capilista e i candidati nei collegi uninominali nessun genere possa occupare più del 60% delle posizioni.

La legge ha un impianto di base proporzionale, per di più con una soglia di sbarramento ridotta, quindi tenderà a riportare gli schieramenti nelle Camere secondo un peso corrispondente alla distribuzione dei voti. La parte maggioritaria è ridotta ma non irrilevante e ha il ruolo di rafforzare la presenza parlamentare della coalizione o singola lista più forte. A seconda dei casi, l’elemento maggioritario potrà attribuire al polo più forte il ruolo di forza di maggioranza relativa, in teoria imprescindibile per la formazione di un governo, oppure, a fronte di un grande consenso elettorale, anche una maggioranza assoluta sufficiente a formare un governo autonomo. Tutto questo solamente sulla carta: il sistema politico italiano è oggi tanto debole che non è fantascienza immaginare l’implosione delle coalizioni elettorali subito dopo il voto e la nascita di maggioranze trasversali.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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