Tutti gli -ellum elettorali

Tra poche settimane, il 4 marzo, voteremo per la Camera e il Senato con una nuova legge elettorale. Per chi ama le formalità è la Legge 165/2017, per i giornalisti, che hanno preso a chiamare i testi elettorali con forme latineggianti, è il Rosatellum (o addirittura Rosatellum bis, perché ne è esistita anche una versione precedente e in parte differente) dal nome del deputato proponente, Ettore Rosato.

È il terzo sistema elettorale in una generazione, il quinto in tutta la storia post bellica, dopo il meccanismo a base proporzionale usato dal 1946, il proporzionale con premio di maggioranza impiegato solo nel 1953 (passato alla storia come Legge truffa), la Legge Mattarella con impianto misto a prevalenza maggioritaria del 1993 e la Legge Calderoli del 2005 (analoga al testo del 1953 e amichevolmente conosciuta come Porcellum). A essere precisi, se contiamo anche l’Italicum approvato dalle Camere nel 2015 e i due sistemi nati dalle sentenze della Corte costituzionale prima sul Porcellum e poi proprio sull’Italicum, benché abbiano cessato di esistere prima di essere applicati, la Legge Rosato è l’ottavo diverso meccanismo elettorale ad aver visto la luca in Italia dal 1946 a oggi.

Se teniamo conto solo delle leggi elettorali effettivamente impiegate, la media è di una nuova ogni 14 anni dal 1946, una ogni otto anni dal 1993; se contiamo tutte i sistemi entrati in vigore, inclusi i due derivanti dalle decisione della Consulta, il conto sale a uno nuovo ogni nove anni dal Secondo Dopoguerra, uno ogni quattro anni in questa generazione.

Non è certamente una prova di stabilità istituzionale.

Dopo la Costituzione, la legge elettorale è il più importante manuale delle regole del gioco democratico e il suo modificarsi così frequente, soprattutto negli ultimi anni, rappresenta i singulti di un sistema politico e partitico che non è capace di darsi un assetto. La legge elettorale non delinea più il quadro entro il quale deve funzionare con ordine il sistema democratico, ma è diventato uno strumento al servizio delle mutevoli esigenze di partiti e coalizioni in continuo cambiamento. In questa campagna elettorale si parla già di modificare la legge elettorale appena entrata in vigore. Con la discussione sul sistema elettorale sottratta al suo naturale contesto istituzionale e trascinata nella quotidianità politica, le ultime tre leggi—Porcellum, Italicum e Rosatellum bis—sono state tutte approvate in via definitiva con i soli voti della sola maggioranza di turno, le ultime due persino con voti di fiducia.

A titolo di paragone, in Germania si vota con lo stesso sistema elettorale dal 1953, il quale ha un impianto proporzionale in cui circa metà parlamentari è scelta in collegi uninominali. Questo sistema è stato sottoposto interventi di manutenzione, anche rilevanti, nel corso di diverse legislature ma è rimasto immutato nella sostanza. Nel 1949 si votò con un sistema analogo a quello del ‘53, ma che ai fini del nostro conto calcoleremo come differente (in particolare perché non era dato il voto disgiunto tra parte proporzionale e maggioritaria). Abbiamo quindi due sistemi dal Dopoguerra, per la media di uno ogni 35 anni; il sistema in uso è però sostanzialmente lo stesso da 65 anni.

La Francia ha una storia più vivace: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi ha attraversato un cambio di regime, con l’adozione di una nuova Costituzione, e i partiti sono cambiati nel tempo. Nel corso della Quarta Repubblica e della sua fase costituente, sino al 1951 si votò con un sistema proporzionale, nel ’51 e ’56 fu impiegato lo stesso sistema di base ma modificato (Loi des apparentements, Legge degli apparentamenti, delle coalizioni) per premiare a livello di circoscrizione le coalizioni di liste capaci di ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Nel corso della Quinta Repubblica, dal 1958 a oggi, il voto ha sempre avuto luogo con un sistema maggioritario fondato su collegi uninominali e ballottaggio, ad eccezione del 1986 quando si votò con un sistema proporzionale. Il conto per la Francia è dunque di quattro diversi sistemi in 73 anni, uno diverso ogni 18 anni in media. L’attuale sistema elettorale è in uso continuo da 30 anni.

Del Regno Unito potremmo scrivere che vota con lo stesso sistema, un maggioritario a turno unico in collegi uninominali, sin da quanto esiste la Camera dei Comuni. La nascita della forma moderna della legge elettorale britannica potremmo rinviarla al 1948, con l’ultima di una serie di riforme volte ad estendere il diritto voto e abolire forme varie di privilegi. La proposta per introdurre un differente sistema è stata bocciata con referendum nel 2011 con il 68% ci contrari. Il sistema elettorale britannico quindi è il più longevo: circa 70 anni.

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Nell’attesa della famosa legislatura costituente, capace di riscrivere la Carta in modo definitivo, c’è da sperare che i partiti riescano almeno a mettersi d’accordo su una legge elettorale da non cambiare ogni otto anni.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Le nostre proiezioni per i 232 collegi uninominali della Camera. Guarda i collegi sulla mappa interattiva.

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Nella mappa interattiva le proiezioni nei 116 collegi uninominali per il Senato.

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GLI SCHIERAMENTI

L'andamento dei 4 schieramenti principali attraverso tutti i sondaggi pubblicati nell'ultimo anno.

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